martedì 19 marzo 2013

PANE COL LIEVITO MADRE SECCO


Da qualche tempo è disponibile presso la grande distribuzione il lievito madre secco. Il lievito madre (detto anche lievito naturale, lievito acido, pasta acida, lievito crescente) esiste da sempre ed è utilizzato  normalmente nella grande panificazione per molti tipi di  lavorazioni. Dove sta la novità allora? Nel fatto di poterlo finalmente trovare secco al supermercato. Infatti il lievito madre in pasta, ossia non disidratato, richiede un vero e proprio "accudimento" per poter essere conservato. 
Al contrario una volta disidratato è di facile stoccaggio (come del resto anche il lievito di birra disidratato), di modo da poter essere conservato a casa e utilizzato estemporaneamente. Rispetto al lievito di birra, il lievito madre regala al pane un profumo tipico e una migliore conservabilità. Caratteristiche generali di questo pane sono: pochissimo lavoro (una decina di minuti in tutto), lunghi tempi di lievitazione, buona conservabilità e ottimo sapore.
Ingredienti e dosi per una pagnotta di circa 650 grammi
-  Farina Manitoba: g 400
-  Lievito madre secco: g 40 (d’estate anche 30)
-  Sale: g 10
-  Zucchero: g 8
-  Acqua: g 260. 

Procedimento

1)  In una terrina da circa tre litri mescolate tutti gli elementi secchi. Aggiungetevi l’acqua e impastate con una mano fino a ottenere una massa unica. Trasferitela su un tagliere o un qualsiasi altro piano di lavoro e lavoratela, cioè piegatela e schiacciatela, per 4 o 5 minuti, fino ad ottenere un panetto omogeneo. Infarinatelo e mettetelo a lievitare per circa tre ore in quella stessa terrina coperta con pellicola.


2)  Prendete la pasta e spianatela in un rettangolo di 9-10 x 32-33 cm; quindi tagliatela per il lungo in tre filoncini che intreccerete.
3)  Mettete la treccia nella più grande teglia di cui disponete, foderata di carta-forno e che possa poi andare nel vostro forno, e lasciatevela lievitare per altre tre ore.
4)  Infornate a 200°C già raggiunti e cuocete per 18-20 minuti

lunedì 11 marzo 2013

CROSTATA AI FRUTTI DI BOSCO


Come le tartelette: solo più grande.
 
Ingredienti e dosi per due crostate da cm 20 di diametro
- Pasta frolla: 4 etti abbondanti (derivata da due etti di farina)
- Frutti di bosco: circa 8 etti
- Crema pasticciera fatta con 4 tuorli, 80 g di zucchero, 50 g di farina 00, ½ l di latte e la scorza di mezzo limone
- Gelatina per dolci fatta con una bustina di “Tortagel”.
 Attrezzatura
Due teglie di ferro da cm 20 e due da cm 18.
 
Procedimento
1)  Preparate la pasta frolla seguendo le indicazioni riportate nella ricetta della torta di ricotta, stendetela allo spessore di mm 5 e foderatene due teglie da 20 cm, a loro volta foderate di carta-forno. Rivestite di altra carta-forno due teglie da 18 cm e appoggiatele sulle forme di frolla. Infornate il tutto a 180°C già raggiunti e cuocete per 25 minuti.
 
2)  Appena fuori dal forno liberate le crostate dalla teglia interna e poi, molto delicatamente, dalla carta-forno che le ricopre. Se durante quest’operazione vi si scheggia qualche parte della frolla, rimettetela subito in sesto: fin che è calda dovrebbe rinsaldarsi; poi la crema pasticciera completerà l’opera riparatrice.
 
3)  In una casseruola da cm 18 preparate la crema pasticciera secondo le indicazioni riportate per le  tartelette alla frutta. Non fatela però raffreddare, ma dividetela subito nelle due crostate, rivestendone bene anche i bordi, e mettete il tutto in frigorifero per almeno un’ora.
 
4)  Quando le crostate, crema compresa, saranno ben fredde, estraetele dalle teglie prendendo per la carta forno; quindi stendete quest’ultima e fatene scivolare via le crostate ad appoggiarsi su idonei piatti. Intanto avrete lavato e asciugato i frutti di bosco: distribuiteli a piacere sopra la crema pasticciera.
 
5)  Preparate la gelatina seguendo le istruzioni della confezione. Quindi pennellatela a più riprese sulle torte e lasciatele raffreddare. Regalate la più bella delle due a chi volete.

giovedì 7 marzo 2013

TARTELETTE ALLA FRUTTA


Facili e divertenti da fare, buone come quelle del pasticciere ma più delicate.
 
Attrezzatura
-  Una ventina di formine in alluminio per tartellette da mm 60
-  Un set di tagliapasta (o almeno un tagliapasta da mm 66)
-  Dei pirottini di carta (facoltativi raccomandati).
 
 Ingredienti e dosi per 20 formine da mm 60
-  Un paio d’etti abbondanti di pasta frolla: è quella che si ricava dalla dose di un etto di farina; per il suo confezionamento vai alla TORTA di ricotta
-  Circa g 350 di crema pasticciera, fatta con due tuorli, 40 g di zucchero, 25 g di farina 00, 250 g di latte e una striscia di buccia di limone (limone non trattato)
-  Circa quattro etti di frutti di bosco assortiti
-  Gelatina per dolci ricavata da mezza bustina di “Tortagel”.
  
 Procedimento
 1)  Avrete fatto per tempo la pasta frolla, o, meglio, ve ne sarà avanzata da una precedente torta di mele per la quale ne avevate preparata in abbondanza. Bene: stendetela allo spessore di mm 2½; tagliatela in cerchi da mm 66 di diametro e foderatene gli stampini (non è necessario imburrarli). Rimpastate gli avanzi di pasta lavorandola il meno possibile e continuate così fino ad esaurimento.
 
2)  Allineate gli stampini in una teglia e infornate a 180°C già raggiunti. Dopo 6 minuti aprite il forno e bucate velocemente con una forchetta i fondi delle tartellette, affinché la pasta frolla non si gonfi; richiudete il forno e dopo altri 5 minuti sfornate. Lasciate ben raffreddare le tartellette prima di toglierle dagli stampi (aiutandovi con la punta di un coltellino) e metterle nei pirottini.
 
 
3)  Preparate la crema pasticciera. In una casseruola d’acciaio di 16 o 14 cm di diametro battete, con un cucchiaio di legno, i tuorli con lo zucchero per un paio di minuti, fino ad amalgamarli: non serve di più. Incorporatevi la farina e quindi il latte, quest’ultimo poco per volta ad evitare grumi. Aggiungete la buccia di limone e cuocete la crema a fuoco basso, sempre mescolando. Ai primi accenni di addensamento il fuoco dovrà essere al minimo e il mescolamento più vivace. Dopo un minuto di sobbollimento togliete la crema dal fuoco e fatela raffreddare velocemente in un bagnomaria freddo, rimestando ancora un po’. Se non la usate subito, copritela e mettetela in frigorifero.
 
4)  Distribuite la crema nelle tartellette. Adagiatevi sopra a piacere i frutti di bosco lavati e asciugati e riponete le paste in frigorifero.
 
5)  Preparate la gelatina seguendo le indicazioni riportate sulla confezione e spalmatela sulle tartellette, con un cucchiaio e un pennello morbido. Conservate le tartellette in frigorifero.
 
 

giovedì 21 febbraio 2013

TORTA DI SCAROLA


E’ una delle più intriganti fra le torte salate. Può sembrare che la sua preparazione richieda molto tempo ma non è così, o almeno non dopo averci fatto un po’ la mano.
Con un minimo di pratica, la lavorazione della verdura si compie in meno di venti minuti e altrettanti ne prende quella della pasta. Il resto (composizione e cottura) occupa un tempo trascurabile. Da provare.
Ingredienti e dosi per una teglia da cm 26 di diametro
Per la pasta
-  farina 0: g 400;
-  olio e.v.o.: g 55 + altro per la spennellatura delle sfoglie;
-  sale: g 8;
-  acqua: g 200.
Per il ripieno
-  scarola: g lordi circa 1.200 (dovrebbero essere tre cespi);
-  olio e.v.o.: g 100;
-  capperi sotto sale: g lordi 120;
-  olive di Kalamata: una ventina;
-  pinoli: 50 – 60 grammi.
Procedimento
1)  Sciacquate i capperi in un colapasta e poi metteteli a finire di dissalarsi in un contenitore con acqua fresca a piacere.
2)  Mettete la scarola nel lavello pieno d’acqua. Con un coltellino da verdura girate tutt’intorno all’attacco della radice: avrete liberato le foglie più esterne; con un ultimo colpo di lama tagliate via anche le foglie restanti.
3)  Benché la scarola sia un ortaggio che arriva al mercato abbastanza pulito, se volete essere davvero certi di mettere in pentola solo verdura (no terra, no bruchi) dovete passare ogni singola foglia sotto il filo del rubinetto, rigirandovela fra le mani: non è terribile: si fa prima a farlo che a pensarlo. E, già che ci siete, visto che maneggiate le foglie una ad una, non mettetele tutte nello stesso colapasta, ma dividetele in due gruppi: da una parte quelle più grosse, di colore verde; dall’altra quelle più tenere, gialline. L’operazione ha costo zero e consente di diversificare opportunamente i tempi di cottura delle due qualità di foglie.
3)  Mettete al fuoco una pentola da 24 cm con 4 litri d’acqua e 20 grammi di sale (poco sale perché bisogna fare i conti con i capperi). Al bollore buttatevi il gruppo delle foglie più grosse, e incoperchiate. Dopo due minuti dalla ripresa del bollore levate la verdura con il ragno, fatela scolare come si può e mettetela al fuoco medio alto in una casseruola da 24 cm con i 100 grammi di olio e i capperi scolati. Rimestate una volta.
4)  Buttate nell’acqua bollente la restante verdura (quella tenera). Levatela alla prima ripresa del bollore, scolatela e unitela all’altra. Fate cuocere ancora per tre o quattro minuti, mescolando ogni tanto. Questa cottura di scarola, olio, capperi ha più che altro la funzione di amalgamare il gusto della verdura con quello dei capperi e con il loro sale.
5)  Rovesciate il misto scarola-capperi in un colapasta e lasciatevelo a scolare fino a raffreddamento. Insieme all’acqua si butterà via anche una buona parte dell’olio: pazienza! Quanto ben più olio buttiamo via dopo un fritto? Conservate la verdura al freddo fino al momento della composizione della torta.
6)  Preparate la pasta, se già non l’avete fatto prima. E’ molto semplice: si mescolano tutti gli ingredienti e se ne fa una palla; la si lavora pochi minuti e la si mette a riposare da mezz’ora in sù. Quindi dovrà essere stesa in diversi fogli (sette: quattro per la base e tre per la copertura), come per la  TORTA PASQUALINA . E poiché la stesura è più facile se la pasta proviene da un periodo di riposo, senza essere stata lavorata di recente, conviene che la divisione in pezzi (quattro da un etto e tre da ottanta grammi circa) sia effettuata subito, e i pezzi messi a riposare singolarmente coperti con pellicola.
7)  Componete la base e la copertura esattamente come descritto ai punti 4) e 7) del procedimento della torta Pasqualina.
8)  Riprendete la verdura con i capperi e scolatela dall’ulteriore acqua che avrà sicuramente cacciato. Quindi pareggiatela sulla base di sfoglie a sua volta appoggiata su un foglio di carta-forno, per una misura pari a quella della tortiera; prendete il tutto per la carta-forno e adagiatelo nella tortiera stessa, carta compresa. Sparpagliatevi sopra le olive denocciolate e fatte a pezzi, e i pinoli.
9)  Lasciate alla pasta che riveste la parete della tortiera un bordo di un paio di centimetri sopra il ripieno; tagliate via la pasta in eccesso e ripiegate il bordo sul ripieno stesso. Bagnate con acqua questo bordo ripiegato. Ritagliate dalla copertura un cerchio poco più grande della tortiera e appoggiatelo sulla torta, spingendo con le dita tutt’intorno alla circonferenza.
10)  Praticate tre tagli sottili sulla superficie della torta e infornate a 180°C già raggiunti. Cuocete per un'ora, sfornate e lasciate intiepidire nella teglia. Consumate da tiepida a fredda. 

mercoledì 20 febbraio 2013

ARAGOSTA LESSATA


L'aragosta lessata, o meglio aragostina, non è una vivanda di uso comune, soprattutto per il suo costo. Ma può ben capitare una qualche occasione, una qualche lieta celebrazione che ne giustifichi la spesa. E con l’augurio che ciò capiti presto anche a voi, eccovi le specifiche di lavoro.

Premessa
Le aragoste, e specie le aragostine monoporzione come quelle della foto, non si trovano fresche e vivaci in qualsiasi momento in cui ne abbiamo voglia. Occorre ordinarle, oppure può capitare di trovarle occasionalmente: in entrambi i casi è probabile che la loro disponibilità si verifichi in un tempo diverso da quello del nostro bisogno. La soluzione al problema è molto semplice: appena comprate, si infilano nel congelatore e quando si è comodi, da due ore a due mesi dopo, le si scongela. Il freddo intenso determina un rapidissimo torpore negli animali e una morte migliore di quella alla quale andrebbero incontro in qualsiasi altro modo. Infatti, anche se ogni volta che consumiamo carne o pesce siamo ben consapevoli di aver prima provocato la morte degli animali dei quali ci nutriamo, tuttavia troviamo insopportabile l’idea di tuffare le nostre aragoste vive nell’acqua bollente. Consiglio la pratica del congelamento in qualsiasi caso: sia per avere una scorta di aragoste disponibile nel nostro freezer, sia per evitare di causare una morte dolorosa a questi animali che abbiamo deciso di cucinare.

Ingredienti e dosi per varie porzioni
-  Una aragosta a testa, del peso lordo di tre o quattro etti ciascuna.
-  sedano, carote, prezzemolo e vino bianco economico per il brodo di cottura.
-  olio e limone e/o maionese per il condimento.
-  eventuale complemento e guarnizione al piatto, come cozze marinate, seppioline lessate o altro (io ho usato barchette di indivia belga riempite con uova di aringa).

Procedimento
1)  Da 12 a 18 ore prima di cominciare il lavoro estraete le aragoste dal freezer e mettetele nel frigorifero.
2)  In una capace pentola, possibilmente ovale o rettangolare, mettete 3 litri d’acqua, un gambo di sedano, due carote e qualche gambo di prezzemolo; portate a bollore e lasciate sobbollire da mezz’ora a un’ora; salate con g 30 di sale e aggiungete un litro di vino bianco. Buttate via tutti i ricettari che dicono di bollire le aragoste nell’acqua di mare: una quantità di sale appena un po’ più elevata dei nostri 30 grammi per quattro litri di liquido (7½ per mille, contro il 35 per mille dell’acqua di mare) rende la polpa dei crostacei sgradevolmente salata.
3)  Immergete le aragoste a una o due per volta nel liquido di cottura in ebollizione e fatele sobbollire per 9 o 10 minuti. Man mano che sono cotte, estraetele e lasciatele intiepidire da poterle maneggiare.
4) Dovete estrarre la polpa dal guscio (lasciate agli amanti dei facili effetti scenici il gusto di portare in tavola degli inutili e ingombranti involucri). L’operazione è più facile di quanto sembri, a patto di non abbandonarsi alla vana idea di recuperare qualcosa dalla testa o dalle zampe. Dunque, si butta via tutto tranne la preziosa polpa. A tal fine, con un coltello o un paio di forbici, si taglia il guscio per il lungo, sul lato ventrale; lo si apre con le mani e, passando le dita sotto la polpa, la si fa scivolare fuori.
5)  Può darsi che in cima alla polpa, verso la testa, vi appaia una masserella rossa: si tratta delle uova, chiamate gastronomicamente “corallo”. Toglietele con un cucchiaio e mettetele da parte: hanno sapore delicato e possono essere ottimamente mescolate, schiacciandole con una forchetta, a un paio di cucchiai di maionese.
6)  Estratta la polpa dal guscio, dovete intercettare il budellino che la percorre tutta: a volte si manifesta da solo, come nella foto qui a fianco. Estraetelo tirandolo con due dita e buttatelo via.
7)  Conservate le aragoste sgusciate al freddo fino a una mezz’ora prima del servizio. Quindi sistematele sul piatto da portata con le guarnizioni del caso e servitele a temperatura ambiente passando a parte:- olio,- limone,- maionese,- eventuale maionese mescolata col “corallo”.


    



mercoledì 13 febbraio 2013

CARCIOFI IN INSALATA

Si chiude questa carrellata sui carciofi (salvo forse riaprirla più avanti con i sottolio) con la più semplice delle ricette: carciofi crudi.
 
Ingredienti e dosi per 4 porzioni. 
5 o 6 carciofi spinosi freschi, di media grandezza.
Il succo di mezzo limone in mezzo litro d’acqua per la conservazione dei carciofi tagliati.
2 cucchiai di olio e.v.o. + 2 cucchiai di succo di limone + 1 g di sale per il condimento.
60 o 70 grammi di scaglie di grana per complemento.
 
Procedimento
1) Da un pezzo di grana o parmigiano tagliate delle scaglie non troppo sottili né troppo spesse. Ricoveratele in una ciotola coperte con pellicola fino al momento della composizione.
2) Preparate i carciofi (senza gambo) come descritto al post carciofi in tegame, ma prima di porli nell’acqua acidulata lavateli in acqua fresca (per motivi di igiene dato che non vanno cotti) e tagliateli a spicchi sottili: almeno 7-8 spicchi per ogni mezzo capolino. Lasciateli nell’acqua acidulata fino al momento di comporre e servire l’insalata.
 
 
3) Poco prima di servire l’insalata scolate con cura i carciofi dall’acqua acidulata (non serve risciacquarli), metteteli nella terrina di servizio, conditeli con l’olio, il sale e il limone. Mescolateli e ricopriteli con le scaglie di grana.
 
 

martedì 5 febbraio 2013

CARCIOFI FRITTI


Contorno stuzzicante e goloso; e con pochi ingredienti: carciofi, farina, uovo, e olio per friggere. Ideale per due persone, perché, con tre minuti di cottura, va subito in tavola caldo, come si conviene a un fritto. Inoltre, la dose per due impiega compiutamente giusto un uovo, e, in una casseruola da 22, si frigge in un’unica ripresa.

Ingredienti e dosi per due porzioni
-Carciofi medio grandi: n. 3
-farina bianca di qualsiasi tipo: 2 cucchiai
- un uovo medio
-olio per friggere: ½ litro
- succo di ½ limone in mezzo litro d’acqua per la conservazione dei carciofi tagliati.

Attrezzatura
Una casseruola da cm 22.

Procedimento

1) Preparate i carciofi come descritto al post “carciofi in tegame”, ma, prima di porli nell’acqua acidulata, dividete ogni mezzo capolino in 4 – 6 spicchi, a seconda della grossezza. I gambi non si prestano a questo scopo: riservateli per un’altra occasione o buttateli via.

2) Risciacquate i carciofi in acqua dolce; scolateli e, senza preoccuparvi di asciugarli troppo, passateli nella farina.

3) Battete l’uovo in una terrina e rigiratevi dentro i carciofi infarinati e scossi: dovrebbero ricoprirsene tutti assorbendolo tutto.


4) Scaldate l’olio a 180°C e, aiutandovi con una buona paletta, immergetevi gli spicchi di carciofo, uno a uno, ma velocemente: dovrebbero starci tutti, toccandosi appena.

5) Friggete per tre minuti (o 3 e mezzo, se vi piacciono più croccanti), scolate, adagiate su carta assorbente e portate in tavola. Il sale sulla porzione nel piatto.